Biagio Marin

Recital dedicato alla poesia di Biagio Marin

 

"La poesia di Marin è una prodigiosa sintesi dell’essenziale: pochi colori, puri e netti, pochi oggetti, poche parole combinate in variazioni sempre nuove. Una riduzione selettiva che coglie l’essenza, la legge che collega e unisce i particolari. E’ astrazione e sensualità, trasparenza assoluta e brama di essere nella vita intera, celebrata nel suo ardere incessante. Marin è un mistico dell’unità della vita, la poesia rappresenta il grande respiro che la avvolge e la protegge.

(da ANTOLOGIA POETI DEL ‘900, ed. Garzanti, presentazione di Claudio Magris).

“Leggere” Biagio Marin comporta il mettere in atto una molteplicità di sollecitazioni: orali, gestuali, musicali, visive, sceniche che superano la dimensione scritta del testo e ne evidenziano l”energia generativa”. Una pluralità di stimoli che l’allestimento dell’Altinate tenta di suggerire."

Una delle ultime sere di carnovale

“Una delle Ultime Sere di Carnovale”
due atti di C. Goldoni
regia di Francesco Pinzoni

 

“Una metafora nella metafora”: l’addio di Goldoni e della sua compagnia altro non sono, nella nostra idea, che il viaggio continuo degli attori ed autori, che mai come in questi tempi “cupi” per il teatro e la cultura in generale, sono costretti ad avere, affidandosi al “nuovo debutto”, la possibilità di poter lavorare e far divertire. Ogni spettacolo lascia un velo di malinconia ma apre la curiosità ad un nuovo teatro.
Qualche filologo veneziano, potrebbe storcere il naso. Giusto.
Ma “far la regia” di un classico già ripetutamente rappresentato (Squarzina per lo Stabile di Genova negli anni ’60, Pizzi per il Carnevale del 2007 a San Giovanni Evangelista ma anche la godibile messinscena negli anni ’80 dei Muranesi) deve poter permettere di giocare e rischiare dando un nuovo profilo, una nuova luce al testo, sempre ispirati dall’amore profondo e sincero che nutriamo per colui che “quest’opera scrisse quasi duecentocinquant’anni fa”.

NOTE DI REGIA
come “una metafora nella metafora”

Così, assieme agli amici del Gruppo Altinate, ho voluto leggere questo splendido e complesso testo goldoniano.
Mi è piaciuto pensare al gruppo dei tessitori, mercanti e disegnatori della commedia come la “rappresentazione” del gruppo degli attori, del capocomico e dello stesso autore che in un teatro San Luca quasi spoglio, ma “addobbato” dall’attrezzeria di scena, da stoffe e costumi,  si ritrovano alla vigilia della “prima”, che avverrà il 16 febbraio 1762.
Nel prologo e per gran parte dell’atto primo gli attori stanno provando le ultime scene consegnate dallo stesso Goldoni al Capocomico, per questo tutti sono presenti in scena, si vestono, si truccano, provano l’entrata e una volta “in scena” diventano personaggi, agiscono cioè, secondo le indicazioni originali dell’autore, non perdendo un approccio personalizzato, da attori appunto, con vuoti di memoria, tic, suggerimenti.
Le scene successive  (il gioco delle carte, la cena, il minuetto) metteranno in risalto la geniale e difficile coralità, che è quella che può trasmettere solo una compagnia teatrale solida e ben amalgamata. In questo caso ecco la “fatica” della “nostra” compagnia.
Ed ecco quindi anche l’ennesima metafora.
L’’addio di Goldoni e della sua compagnia altro non sono, nella nostra idea, che il viaggio continuo degli attori ed autori, che mai come in questi tempi “cupi” per il teatro e la cultura in generale, sono costretti a fare affidando al “nuovo debutto” la possibilità di poter lavorare e far divertire. Ogni spettacolo lascia un velo di malinconia ma apre la curiosità ad un nuovo teatro.
Qualche filologo veneziano, potrebbe storcere il naso.
Giusto.

Ma “far la regia” di un classico già ripetutamente rappresentato (ricordo Squarzina per lo Stabile di Genova negli anni ’60, Pizzi per il Carnevale del 2007 a San Giovanni Evangelista ma anche la godibile messinscena negli anni ’80 dei Muranesi) deve poter permettere di giocare e rischiare dando un nuovo profilo, una nuova luce al testo, sempre ispirati dall’amore profondo e sincero che nutriamo per colui che “quest’opera scrisse quasi duecentocinquant’anni fa”.

STAFF

 

ASSISTENTI Adriana LEPSCHY e Paolo SIVORI

SCENE Nando CELIN

COSTUMI Giulietta BIONDO

TRUCCO Paola CARDIN

ASSISTENTE Adriana LEPSCHY

IDEAZIONE Francesco PINZONI

MUSICHE SCELTE da Francesco PINZONI

REGISTRAZIONI Massimo D’ONOFRIO

ORGANIZZAZIONE GENERALE Adriana LEPSCHY e Barbara TASCA

COLLABORAZIONE ADATTAMENTO Roberto MAURIZIO

GRAFICA Adriano SPOLAOR

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Preferirei di no

di Antonia Brancati

 

Teresa la madre; Diana, la figlia.

Due donne che non si vedono da vent'anni e che, in una notte di temporale, si incontrano forse per l'ultima volta.

Teresa vive da tempo ritirata in un piccolo centro, arroccata nella sua torre d'avorio, lontana dai clamori del mondo.

Diana invece con il padre, un uomo politico importante, un "leader" come lo chiama lei, in corsa per la carica di presidente del Consiglio.

Ed è andata a ritrovare la madre, proprio per estorcerle un'intervista compiacente, che giovi all'immagine del padre.

L'incontro tra le due donne è teso e conflittuale: nell'arco di una notte si diranno finalmente in faccia tutto l'odio e l'amore repressi da anni.

Lungo la traccia

Lungo la traccia”, raccolta di poesie dedicate a Luciano Cecchinel che si presenta quasi completamente in lingua italiana (a parte brevi escursioni nel dialetto trevigiano e l’emergere frequente di un inglese di emigrazione), è  un viaggio-pellegrinaggio -  in un’America che non esiste più o che forse non è mai esistita - sulle le tracce di un avo emigrato negli Stati Uniti nei primi anni del Novecento.
Fra sogni, suggestioni letterarie e folcloriche, si snoda questa poesia di paesaggi, suoni, anche di canzoni, filtrati dalla memoria e dalla nostalgia.
La raccolta, riprendendo le indicazioni presenti nel libro (ed. Einaudi), rappresenta una sorta di “grafico emotivo di una ricerca interiore, sempre in bilico tra il perdersi e il trovarsi. Una ricerca di senso nella sequenza caotica delle esperienze, particolarmente rivelatrice perché l’occhio e l’orecchio di chi è diventato straniero, agli altri e a se stesso, sono forse più acuti nel cogliere i pochi segni, le tracce appunto, di una possibile consistenza nelle cose, fra le persone, fra le pieghe della storia”.

Il Circolo attoriale “Altinate”, abbina alla lettura di LUNGO LA TRACCIA, anche altri testi che con Cecchinel virtualmente dialogano, legati da un filo rosso ispirato al testo “A catar fortuna” di Ulderico Bernardi.

Il recital è accompagnato da un contributo musicale dal repertorio folk e blues americano.