“Una delle Ultime Sere di Carnovale”
due atti di C. Goldoni
regia di Francesco Pinzoni
“Una metafora nella metafora”: l’addio di Goldoni e della sua compagnia altro non sono, nella nostra idea, che il viaggio continuo degli attori ed autori, che mai come in questi tempi “cupi” per il teatro e la cultura in generale, sono costretti ad avere, affidandosi al “nuovo debutto”, la possibilità di poter lavorare e far divertire. Ogni spettacolo lascia un velo di malinconia ma apre la curiosità ad un nuovo teatro.
Qualche filologo veneziano, potrebbe storcere il naso. Giusto.
Ma “far la regia” di un classico già ripetutamente rappresentato (Squarzina per lo Stabile di Genova negli anni ’60, Pizzi per il Carnevale del 2007 a San Giovanni Evangelista ma anche la godibile messinscena negli anni ’80 dei Muranesi) deve poter permettere di giocare e rischiare dando un nuovo profilo, una nuova luce al testo, sempre ispirati dall’amore profondo e sincero che nutriamo per colui che “quest’opera scrisse quasi duecentocinquant’anni fa”.
Così, assieme agli amici del Gruppo Altinate, ho voluto leggere questo splendido e complesso testo goldoniano.
Mi è piaciuto pensare al gruppo dei tessitori, mercanti e disegnatori della commedia come la “rappresentazione” del gruppo degli attori, del capocomico e dello stesso autore che in un teatro San Luca quasi spoglio, ma “addobbato” dall’attrezzeria di scena, da stoffe e costumi, si ritrovano alla vigilia della “prima”, che avverrà il 16 febbraio 1762.
Nel prologo e per gran parte dell’atto primo gli attori stanno provando le ultime scene consegnate dallo stesso Goldoni al Capocomico, per questo tutti sono presenti in scena, si vestono, si truccano, provano l’entrata e una volta “in scena” diventano personaggi, agiscono cioè, secondo le indicazioni originali dell’autore, non perdendo un approccio personalizzato, da attori appunto, con vuoti di memoria, tic, suggerimenti.
Le scene successive (il gioco delle carte, la cena, il minuetto) metteranno in risalto la geniale e difficile coralità, che è quella che può trasmettere solo una compagnia teatrale solida e ben amalgamata. In questo caso ecco la “fatica” della “nostra” compagnia.
Ed ecco quindi anche l’ennesima metafora.
L’’addio di Goldoni e della sua compagnia altro non sono, nella nostra idea, che il viaggio continuo degli attori ed autori, che mai come in questi tempi “cupi” per il teatro e la cultura in generale, sono costretti a fare affidando al “nuovo debutto” la possibilità di poter lavorare e far divertire. Ogni spettacolo lascia un velo di malinconia ma apre la curiosità ad un nuovo teatro.
Qualche filologo veneziano, potrebbe storcere il naso.
Giusto.
Ma “far la regia” di un classico già ripetutamente rappresentato (ricordo Squarzina per lo Stabile di Genova negli anni ’60, Pizzi per il Carnevale del 2007 a San Giovanni Evangelista ma anche la godibile messinscena negli anni ’80 dei Muranesi) deve poter permettere di giocare e rischiare dando un nuovo profilo, una nuova luce al testo, sempre ispirati dall’amore profondo e sincero che nutriamo per colui che “quest’opera scrisse quasi duecentocinquant’anni fa”.
STAFF
ASSISTENTI Adriana LEPSCHY e Paolo SIVORI
SCENE Nando CELIN
COSTUMI Giulietta BIONDO
TRUCCO Paola CARDIN
ASSISTENTE Adriana LEPSCHY
IDEAZIONE Francesco PINZONI
MUSICHE SCELTE da Francesco PINZONI
REGISTRAZIONI Massimo D’ONOFRIO
ORGANIZZAZIONE GENERALE Adriana LEPSCHY e Barbara TASCA
COLLABORAZIONE ADATTAMENTO Roberto MAURIZIO
GRAFICA Adriano SPOLAOR
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