Commedia in tre atti in dialetto veneto
di Giacinto Gallina
Regia di Riccardo Mangano
"Le barufe in famegia", commedia scritta in occasione del carnevale del 1872, è una delle prime opere di Gallina e si rifà in maniera assolutamente trasparente a “La famiglia dell’antiquario” di Goldoni, commedia dalla quale riporta anche alcune citazioni (atto secondo, scena sesta, Ubaldo: … Sentite, Doralice mia, due donne che gridano sono come due porte dalle quali entra furiosamente il vento…). Nella scrittura originale, ormai da tempo non più rappresentata, il testo è inserito tra un prologo ed un epilogo (il titolo della rappresentazione completa è “La scuola del teatro”) con intenti educativi-moraleggianti che in realtà si prendono in giro da soli ed in cui lo stesso Gallina autoironizza su se stesso (la battuta finale della rappresentazione completa è “se ciapo Galina ghe tiro el colo”).
All’alba del terzo millennio la commedia resta brillante e spumeggiante, allegra e divertente; nella messa in scena non si è ritenuto di aggiungere gags e forzature per strappare facili applausi: riteniamo che l’aderenza al testo, così come previsto da Gallina, sia più che sufficiente a regalare momenti di allegria. Forse il miglior modo di accostarsi a questa commedia è quello di considerarla per quello per cui è stata scritta: il Carnevale di Venezia, ora come centocinquant’anni fa occasione di allegria e spensieratezza.
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