L'Acqua, la piera, la tera, storia de Nane

“Esser poeta l’è gnent.
Difiçie l’è star dret
co te va massa alt
co te va massa bass
come na bala de tocai
e l’è na bala de anema.”

Lo spettacolo dedicato a Romano Pascutto (San Stino di Livenza 1909, Treviso 1982) è scandito idealmente su quattro momenti: i primi tre dedicati alle liriche tratte dalla raccolta “L’acqua, la piera, la tera”, nel quarto viene presentata una scelta di brani tratti da “Storia de Nane”, poemetto di desolato umanissimo impianto realistico-sociale.

La casa di Bernarda Alba

di Federico Garcia Lorca

regia di Riccardo Mangano

“La casa di Bernarda Alba” è considerato il capolavoro di Lorca ed è una delle opere più importanti del teatro spagnolo contemporaneo. Dramma di sobria potenza, equilibrato ed essenziale, completamente spoglio di ornamenti superflui, preciso e serrato: un “documentario fotografico” ricorrendo alle parole dell’autore stesso. Come le precedenti opere di Lorca, anche “La casa di Bernarda Alba” è nutrita di ricco e genuino umore di vita spagnola paesana, intrisa di passioni cocenti e fatali in senso veramente tragico.
In questa storia di donne, con Bernarda Alba al centro, tirannica e prepotente, e le altre intorno, asservite anche se non sempre dome, tutte esasperate da un’assurda claustrazione, non si può non cogliere un disperato bisogno di libertà, l’ansia di spezzare un involucro soffocante di ipocrisie e di segrete, feroci violenze.

IL DRAMMA

Dramma di sobria potenza, mirabilmente equilibrato, essenziale, spoglio di ornamenti superflui preciso e serrato. Come le opere precedenti di Lorca anche questa è nutrita di ricco e genuino umore di vita spagnola paesana. Qui però il gioco cromatico è ridotto all’indispensabile a tutto vantaggio della tensione interna che è sempre al limite della rottura. Lo spettatore dopo poche scene si trova coinvolto in un groviglio di passioni cocenti e fatali in senso veramente tragico.
Al centro Bernarda Alba, tirannica accecata dall’orgoglio e da una sorta di spietato fanatismo e tutte le altre donne intorno, asservite ed esasperate da un’assurda claustrazione che a tratti si colora di follia erotica e di un disperato bisogno di libertà.

Bernarda Alba 1

L'AUTORE

 Federico Garcia Lorca nasce a Fuentevaqueros, vicino a Granada nel 1898. E' considerato il più popolare poeta di lingua spagnola e uno dei principali rappresentanti del teatro moderno. La sua poesia, centrata principalmente sui temi del destino e della morte, affonda le radici nella cultura andalusa, caratterizzata da una fusione di elementi arabi e gitani. I suoi versi cantano passioni umane elementari in una forte compenetrazione di sogno e realtà. I lavori teatrali, oltre a far propria l'eredità dei canti gitani, mutuano elementi dei canti tradizionali spagnoli e della poesia surrealista. La lingua fonde spontaneità e raffinato lirismo, creando immagini sorprendenti e originali metafore.Dal 1919 al 1934 vive principalmente a Madrid, dove frequenta la cerchia di letterati e artisti della sua generazione, come Salvador Dalí, Luis Buñuel e Rafael Alberti. Si dedica anche alla musica e nel 1922 crea insieme col compositore Manuel de Falla il progetto del primo festival del cante jondo, il canto zingaresco tipico della Spagna meridionale. La raccolta di liriche di tema andaluso, “Romancero gitano” (1928), incontra i favori della critica e lo rende figura preminente fra il gruppo di poeti noto come Generazione del '27. Nel 1931 riceve dal nuovo governo repubblicano l'incarico di organizzare un gruppo teatrale itinerante, “La Barraca”. Nel 1936, allo scoppio della guerra civile spagnola García Lorca è arrestato a Granada dai nazionalisti, che lo fucilano a Viznar senza processo.

PERSONAGGI E INTERPRETI

Bernarda Alba Adriana Lepscky
Maria Josefa, madre di Bernarda    Liliana Grassi
Angustias, figlia di Bernarda    Giulietta Biondo
Maddalena, figlia di Bernarda    Laura Dall’Acqua
Amelia, figlia di Bernarda    Rossella Stevanato
Martirio, figlia di Bernarda    Barbara Conte
Adela, figlia di Bernarda    Antonella Aricò
Ponzia, domestica     Barbara Tasca
Serva 

Emanuela Agostini

 

Bernalda Alba 2 Bernarda Alba 3 Bernarda ALba 4 1 Bernarda Alba 6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La barca dei comici

scenografia Barca dei Comici di Nando Celinscenografia Barca dei Comici di Nando Celin

"La barca dei comici" ripercorre un episodio reale della vita di Carlo Goldoni che, dopo essere fuggito su una barca che portava in tournèe una compagnia di comici, scopre la propria vocazione artistica.

Il testo, assemblato da Francesco Pinzoni, parte proprio dal brano dei "Memoires", che racconta un episodio reale della vita di Carlo Goldoni, poco amante degli studi di filosofia, molto affascinato dall'arte del recitare e profondamente nostalgico dell'amata madre e della propria terra, il giovane Goldoni, ancora studente, subisce la sottile seduzione di un gruppo di comici. Tratta della fuga di Goldoni su una barca che portava in tournèe una compagnia di comici e racconta il modo in cui scoprì la propria vocazione teatrale. Subito per "magia" Goildoni si trasforma in "commediante" invita i compagni ad iniziare lo spettacolo che proporrà al "pubblico colendissimo" alcune divertenti scene tratte da "Sior Todaro Brontolon", " I rusteghi" e "Le baruffe chiozzotte".

Spettacolo in due tempi, durata 100 minuti circa.

07 barca comici foto barca dei comici 1

 

Con (in ordine di apparizione):

Adriana LEPSCKY, Barbara CONTE,
Adriano SPOLAOR, Toni NAVE,
Emanuela AGOSTINI, Barbara TASCA,
Giulietta BIONDO, Paolo SIVORI,
Roberto MAURIZIO,
Laura Dall'ACQUA e Liliana GRASSI

Coordinamento registico di Francesco Pinzoni

Scenografia a cura di Nando Celin

Oggetti scenici e costumi a cura della compagnia Altinate

Luci e fonica Marta Maurizio

Filò

Il recital dedicato ad Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo TV, 10 ottobre 1921 - Conegliano, 18 ottobre 2011), inizia con la Cantilena londinese, la filastrocca in cui domina il linguaggio infantile, il celebre petel zanzottiano (pin penin /valentin /pena bianca / mi quaranta …) poi prosegue con il Filò, poemetto in cui compare una riflessione complessa e radicale su diverse tematiche, sottese a quelle del dialetto: el vecio parlar.

Ernesto Calzavara

Lo spettacolo è un percorso all’interno della carriera poetica di Ernesto Calzavara (Treviso 1907, Strà  2000), dalle poesie dedicate agli animali (la critica parlò di bestiario), ai testi che esprimono il dissolvimento della tradizione culturale contadina, carichi di un umorismo graffiante che è cifra costante della poesia calzavariana.